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Strobismo e libertà

Strobismo. Un po’ tecnica fotografica, un po malattia che devia l’asse degli occhi. Un po’ più la prima delle due.

Ormai se ne sente parlare da qualche anno, circola la voce che sia stato David Hobby ad inventare il tutto. Beh, non è vero. L’uomo in questione ha dei meriti enormi, è stato il primo (o uno dei primi) a capire che in fotografia aver segreti non giova a nessuno. Chi fa questo mestiere lo deve prendere come una missione, una vera vocazione, non come un altare sopra il quale poter sfoggiare il proprio ego.

Se scopro un modo più semplice per fare una cosa la condivido, risolvo problemi a me, risolvo problemi a colleghi e molto alla lunga l’umanità tutta cresce un pochino. David Hobby attorno agli anni 2000 ha deciso di riunire sotto il tetto di un unico blog la sua esperienza come fotogiornalista locale, una consistente raccolta di tecniche e trucchi per ottimizzare piccoli flash alimentati a batteria fino a fargli combinare cose molto simili a quelle dei fratelli maggiori da studio.

La storia della luce portatile in realtà comincia negli anni 70 ma ovviamente le cose si son fatte molto più interessanti dopo la rivoluzione digitale. Questo perché, tra i tanti meriti dei flashetti a batteria, il problema forse più grosso è la mancanza di una luce pilota che simuli l’effetto finale della foto. Oggigiorno questo si valuta semplicemente scattando e facendo aggiustamenti, negli anni 90 si imparava a forza di cappelle.

Durante i miei studi in Scozia mi sono perlopiù concentrato sul lavoro di studio e quindi su unità flash molto più grandi e complesse, ma ricordo ancora il giorno in cui per la prima volta ho avuto un assaggio delle potenzialità delle piccole unità a batteria. Stavo facendo da assistente ad uno dei fotogiornalisti dell’Edinburght Evening news, eravamo all’inaugurazione di una mostra d’arte.

In meno di 10 minuti l’ho visto piazzare 3 piccole unità in punti ben precisi, prendere una delle hostess sottobraccio e creare un’immagine degna di un poster patinato. Un tarlo cominciò a scavarmi dentro il cranio. Più di 10 anni dopo, un po alla volta e anche grazie all’avvento di tecnologie sempre più economiche, posso dire di essermi evoluto da semplice vittima delle condizioni ad artigiano in grado di donare una mia personale interpretazione della luce on location.

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Posted on

29 Novembre 2014